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La pittura in qualcosa assomiglia allo sport del calcio: tanti artisti si sono espressi con personalità assoluta e ottima mano senza aver mai frequentato l’accademia, esattamente come si può giocare ad alti livelli, senza aver fatto chissà che scuole di football; quel che conta è avere i piedi buoni. E Gianni Bui indubbiamente ha un animo di artista e un fisico da calciatore, un presente da pittore e un passato da campione.

Ex giocatore di Verona e Torino, ma anche capocannoniere in Serie B col Catanzaro, Gianni Bui è stato un prolifico attaccante a cavallo degli anni 60 e 70. Lasciato il calcio, si è finalmente potuto dedicare alla sua grande passione: la pittura. Da bambino, si divertiva a disegnare e avvicina la pittura da autodidatta, quando era già affermato calciatore: “Mi dilettavo con i colori. Nei ritiri prima della partita si giocava a carte, ma io mi annoiavo e così iniziai a riprendere a disegnare, riempiendo quaderni su quaderni”. Da allora i pennelli sono diventati compagni di vita sempre più assidui. “Seguo il mio istinto. Certo, qualche paesaggio a volte me lo chiedono, ma non sono temi che mi attirano molto e se devo proprio dipingerlo allora lo faccio a modo mio, diverso, allontanandomi dal linguaggio classico. Mi piace vedere qualcosa di nuovo, avere una prospettiva diversa delle cose. Anche con i ritratti lo stesso: li faccio ma in modo magari anche contorto ma sicuramente unico”. Ama l’astratto e lavora con l’acrilico, ”l’olio no, perché ha un odore e a casa può dare fastidio”. Dunque, un lungo percorso pittorico quello di Gianni Bui che gli permette di sviluppare una notevole sensibilità artistica così da attraversare negli anni varie fasi, ben rappresentate dai suoi quadri: dalla figurazione che tocca il ritratto, il paesaggio, la natura morta, fino a raggiungere una sensibilità astratta, in cui forma e colore si compendiano con raffinatezza e delicatezza. Il percorso artistico di Bui risulta estremamente interessante: considerando che dipinge ciò in cui si rispecchia, è indicativa la ricerca di un linguaggio personale in cui l’abbandono graduale della stesura pittorica più figurativa e quindi tradizionale, lo conduce a sperimentare, dimenticando i riferimenti alla realtà, e privilegiando il processo tecnico del colore con garbo e gusto. Conquista così la libertà espressiva dell’astrattismo, assimilando elementi propri dei grandi maestri del ‘900 che dalla figura sono passati al non figurativo. Sfuma in lui il bisogno di misurarsi con la realtà oggettiva, ma preferisce tradurre la propria emotività nel segno e nel colore: “Ammiro gli artisti che fanno quel che sentono. Amo coloro che mi fanno vedere cose particolari”. Ogni opera d’arte ha origine nell’emozione: questo è lo spirito con cui avvicinare il viaggio pittorico di Gianni Bui, in cui l’esplorazione viene affiancata dall’introspezione per puntare alla ricerca dell’essenza.

Testo critico di Marco Basso

Alle 18.30 è in programma l’inaugurazione della mostra con l’artista Gianni Bui, il prof. Marco Basso e alcuni giocatori della leggenda granata: Natalino Fossati, Nello Santin e Beppe Pallavicini.

Alle 22 concerto dei Saboriso (Francesca Saporito, voce e Andrea Guariso, chitarre, loop e percussioni), il duo voce e chitarra che spazia tra jazz, pop, canzone d’autore e poesia rielaborando i brani secondo varie chiavi interpretative.

La mostra sarà visitabile fino al 28 maggio.

Info e prenotazioni
Osteria Rabezzana, via San Francesco d’Assisi 23/c, Torino
Orari: da martedì a sabato 9.30-12 e 16.30-19 (chiuso domenica e lunedì)
Web: www.osteriarabezzana.it
Tel: 011.543070 – E-mail: info@osteriarabezzana.it

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